Notizie e approfondimenti · 20/09/2026

«Mio figlio beve»: cosa può fare la famiglia

Quando in casa c'è un problema di alcol o dipendenza, la famiglia non è impotente. Cosa può fare davvero, e come iniziare un percorso a Roma.

È una delle frasi più difficili da pronunciare, e chi la dice porta spesso addosso mesi o anni di tentativi, silenzi e sensi di colpa. La prima cosa da sapere è questa: la famiglia non è impotente, e non è colpevole. Il problema con l'alcol o con le sostanze non si risolve con un rimprovero né aspettando che «tocchi il fondo». Ma c'è molto che si può fare — e non da soli.

Il problema riguarda tutta la famiglia

Nel metodo con cui lavoriamo, il problema alcolcorrelato non è visto come il vizio di una singola persona, ma come qualcosa che coinvolge l'intero sistema familiare: gli equilibri, le abitudini, il modo di comunicare. È una buona notizia, perché significa che anche chi non beve può fare la differenza, cambiando qualcosa nel proprio modo di stare accanto.

Cosa può fare, in concreto, un familiare

  • Smettere di coprire. Nascondere, giustificare, rimediare ai danni tiene in piedi il problema. Non è cattiveria fermarsi: è togliere l'ossigeno alla dipendenza.
  • Parlarne senza processi. Dire cosa si prova, non cosa l'altro «deve» fare. Le prediche non hanno mai fatto smettere nessuno.
  • Cercare aiuto anche per sé. Chi vive accanto a una persona che beve si logora. Prendersi cura di sé non è egoismo: è la condizione per poter aiutare davvero.

Si può iniziare anche da soli

È il punto che sorprende di più: al Club si può venire anche se la persona che beve, per ora, non vuole. Molto spesso è proprio un genitore, un partner, un figlio a fare il primo passo, e ad aprire la strada. Non serve aspettare che l'altro sia pronto per iniziare a stare meglio noi, e a costruire le condizioni perché lo diventi.

Come funziona l'accoglienza a Roma

Prima di tutto c'è un colloquio di accoglienza: un momento riservato per raccontare come stanno le cose, senza fretta e senza giudizio. Da lì, se se ne condivide il senso, si entra in un gruppo del lunedì o del mercoledì, insieme ad altre famiglie che stanno attraversando lo stesso cammino.

Una telefonata non impegna a niente. Risponde la Dott.ssa Lorenzini il martedì e il giovedì dalle 9 alle 12; negli altri orari la segreteria è sempre attiva e richiama.

Se sei in pericolo adesso chiama il 112. Per la violenza sulle donne il 1522 è attivo 24 ore su 24. La nostra segreteria, 06 61562125, è sempre accesa: se lasci un messaggio ti richiamiamo.

Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce un colloquio con un professionista.